Imelda Lambertini

Giovedì 1 gennaio 2009 // Imelda Lambertini

Imelda nacque a Bologna verso il 1320. Ancora fanciulla entrò in un convento domenicano della città. Impaziente di ricevere Gesù Eucaristia nel suo cuore, nonostante non avesse ancora l'età prescritta, supplicava tutti di esaudirla e cercava di meritare questo grande dono con la bontà della vita.

Gesù stesso, prodigiosamente, le si comunicò e il cuore di Imelda non resistette per la grande gioia. Era il 12 maggio 1333.Per il suo grande desiderio di Gesù Eucaristia è considerata patrona dei bambini che lo ricevono per la prima volta.

 UN PO' DI STORIA…

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…Riavutesi dallo sbigottimento provato alla vista del prodigio, le Suore Domenicane di Valdipietra pensarono a dare al corpo della novizia una degna sepoltura. La collocarono in un'arca di marmo, decorata con quattro colonnine, internata in una nicchia vicino alla porta della chiesa, in un angolo del loro chiostro. Una iscrizione in lingua corrente spiegava: «Miracolo di una giovane, fatto nel monastero di S. Maria Maddalena, che fu dell'anno 1333 in Bologna, la quale aveva nome Suor Imelda e' Lambertini. Che essendo giovinetta, non in età di comunicarsi, stando detta giovane avanti all'altare, venne la sacrata Ostia dal Cielo, e fu comunicata per man del sacerdote, e subito spirò, in presenza di molte Suore e altre persone, e fu sepolta in questa arca».

Le religiose, entrando ed uscendo di chiesa, avevano continuamente sotto gli occhi la loro santa consorella. Volendo poi commemorare annualmente il prodigio, scrissero o fecero scrivere nel loro grande Martirologio in pergamena, in margine agli elogi dei santi Nereo e Achilleo il 12 maggio, le seguenti parole: « "Morte di Suor Imelda Lambertini, alla quale fu comunicata una sacra Ostia discesa dal cielo, alla presenza di molti».



Verso la piccola suora, morta così santamente, si rivolse ben presto la devozione delle consorelle e di coloro che frequentavano il monastero; si cominciò ad invocarla per ottenere grazie e favori. Suor Imelda mostrò, con la sua benevola intercessione, di essere partecipe della gloria celeste.

Coll'andare del tempo, fu composta in suo onore anche una preghiera che le Suore cantavano nel giorno anniversario della sua morte.

Nella chiesa esterna di S. Maria Maddalena fu posto il ritratto della Beata, vestita da novizia domenicana, con le mani incrociate sul petto, in atto di supplice adorazione.

Di questi ricordi si alimentò per molti anni il culto della Beata Imelda, che però non ebbe fuori di Bologna grande popolarità. Nel 1582 ci fu la solenne traslazione delle reliquie della Beata, da quella che era ormai diventata la chiesa di S. Giuseppe al monastero delle Domenicane in via Galliera. Tale traslazione, avvenuta con il consenso e l'intervento della Curia Vescovile, prova come il culto della Lambertini avesse già fatto grandi passi (Cfr. Tommaso Centi, La beata Imelda Lambertini, Firenze 1955).

Nel 1826 Papa Leone XII approvò tale culto e da quel giorno la devozione del popolo cristiano verso la Beata Imelda si diffuse notevolmente, alimentata dal crescente risveglio eucaristico e dalle provvide norme per l'ammissione dei fanciulli alla Sacra Mensa, emanate dal Pontefice S. Pio X.

Attualmente l'urna della B. Imelda si trova nella chiesa di S. Sigismondo, nel quartiere universitario di Bologna.

 IMELDA CI INSEGNA…

La giovanissima Imelda vive in un'epoca lontana e ricca di valori: quella della società italiana dei liberi Comuni che sviluppa anche nelle famiglie e nelle persone una forte capacità di porsi in modo libero nella vita. La sua è una famiglia benestante e ben fondata sulla fede. Imelda respira i problemi della società e conosce il mondo cristiano per rispondervi.

Secondo l'usanza dell'epoca, viene ben presto collocata dai genitori in una situazione favorevole ad una educazione completa, umana e cristiana, possibile nei conventi del tempo. Per Imelda viene scelto il monastero domenicano di Valdipietra, a Bologna, fuori porta Saragozza.

Nel monastero, le Suore trascorrono le loro giornate alimentando specialmente le dimensioni del silenzio, dell'ascolto, della preghiera, dell'amicizia. Nella cappella viene onorata la Presenza Eucaristica.

Inserita in questo ambiente, Imelda cresce nel desiderio di conoscere e incontrare Colui che è la ragione di vita delle persone giovani e adulte con le quali ora condivide le sue giornate. Intuisce questa dimensione spirituale, si lascia attirare da Gesù, dalla sua Parola, dalla sua Presenza, fino a consumarsi per il desiderio dell'Eucaristia.

La vita di Imelda può essere vista come una parafrasi del Salmo 63, che inizia con queste parole: «O Dio, tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco»». Il suo spirito è rivolto soltanto verso Dio, il Signore della sua esistenza.

L'adolescente è capace di cercare, di desiderare, è capace di martirio per la fede come ci dicono le storie di Agnese, Agata, Tarcisio, Lorenzo Ruiz, Kisito, Maria Goretti… Adolescenti che hanno cercato Dio fin dall'aurora, hanno riempito la loro esistenza di Dio, illuminando la storia. E nemmeno tra i ragazzi del nostro tempo mancano piccoli eroi.

«Di te ha sete l'anima mia… come terra deserta». La spaccatura della terra che implora l'acqua: ecco la sofferenza del desiderio che sarà capace di assaporare, come un'estasi, l'irrompere di Dio.

«Così nel santuario ti ho cercato»:

Imelda cerca Dio nel creato, nel silenzio del cuore e nella dimensione più sacrale, liturgica, totale, quella del mistero eucaristico.

«Per contemplare la tua potenza e la tua gloria»: la sua piccolezza non le fa spavento.

«Poiché la tua grazia vale più della vita»: Imelda intuisce la grandezza della vita divina come valore massimo per noi.

«Così ti benedirò finché io viva, nel tuo nome alzerò le mie mani»: Dio rende felice la sua vita di adolescente. «Mi sazierò come a lauto convito»: Imelda vuole saziarsi di Dio nella comunione eucaristica. Le leggi liturgiche dell'epoca glielo vietano, ma lei domanda e attende questo dono da Dio stesso.

«Sul mio giaciglio di te mi ricordo, penso a te nelle veglie notturne, esulto di gioia all'ombra delle tue ali»: la sua vita donata, interamente spesa per riconoscere il Signore, diventa fonte di gioia, quieta e sazia il suo cuore.

«A te si stringe l'anima mia…»: è l'unione con Dio, che Imelda ha desiderato come il bene più grande.

Veramente Imelda ha qualcosa da dire agli adolescenti, ai giovani e agli adulti di oggi. Il suo intuito e la sua determinazione hanno molto da dire anche ai genitori, spesso tentati di considerare i figli come eterni bambini.

Imelda ha qualcosa da dire anzitutto nell'ambito della fede, ma anche in merito ad una vita umana che sia capace di desiderare i doni di Dio, doni che si coltivano anche attraverso la sofferenza dell'attesa.

Imelda ha un grande messaggio per noi, ci rivela la capacità di andare oltre la vita fin da questa vita, in pienezza di gioia perché in pienezza di Presenza e di Amore.

(Testi a cura di Sr. Gemma Bini O. P.)