La famiglia domenicana

Giovedì 1 gennaio 2009 // Nella famiglia domenicana

« La famiglia domenicana è composta da frati (chierici e cooperatori), monache, suore e appartenenti a istituti secolari e a fraternità di sacerdoti e di laici » (Costituzione fondamentale dei Frati Predicatori, § IX)

 LA FAMIGLIA DOMENICANA IN ITALIA

Una delle espressioni felici di Giovanni Paolo II è la seguente: « La vita genera la vita ». È stata pronunciata nel corso di una giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, con chiaro riferimento alla qualità dell’incarnazione di un ideale di vita e alla sua testimonianza nel quotidiano.
E questo il criterio che potrebbe essere adottato nella lettura dell’oggi della famiglia di san Domenico in Italia, innestato sulla storia di ieri, da cui si evince la costante e attuale vitalità dell’Ordine domenicano.
« La famiglia domenicana è composta da frati (chierici e cooperatori), monache, suore e appartenenti a istituti secolari e a fraternità di sacerdoti e di laici » (Costituzione fondamentale, § IX). Anche se questo testo giuridico risale al 1968, il cammino di aggregazione della famiglia domenicana, nelle sue varie componenti, ha avuto inizio dai tempi di san Domenico e l’adesione all’Ordine di questi ceti è reale e piena nella condivisione del suo ideale e della sua missione nella Chiesa e nel mondo.
L’oggi dell’Ordine domenicano in Italia riguarda quindi tutti i membri. La famiglia domenicana non è solo una felice intuizione, un’aspirazione, ma una concreta realtà, frutto di molti sforzi, specie dell’ultimo decennio, in cui, oltre alla ritrovata appartenenza all’Ordine si sono visti coinvolti, con pari responsabilità, tutti i figli di san Domenico.

 LE CONTEMPLATIVE DI SAN DOMENICO

San Domenico, che covava nel suo animo il progetto di un Ordine di Frati Predicatori, anni prima di fondare il primo convento di predicatori, fonda a Prouille, nel sud della Francia, un monastero di contemplative-predicatrici (monache). Questo monastero è la culla dell’Ordine. Sembra strano, ma il suo disegno è chiarissimo. La stessa cosa farà poi in Italia e Spagna. Prima si preoccupa della contemplazione permanente da cui scaturisce la predicazione, e poi le « sacre predicazioni » o conventi dei Frati Itineranti del vangelo.
Queste monache devono essere le « mani alzate » per guardare il volto di Dio, penetrarlo, ascoltarlo. Le monache devono essere le predicatrici nel silenzio, sostenitrici della predicazione fatta ad alta voce. I monasteri dovevano essere i luoghi privilegiati ove le contemplazioni scaturite dalla parola ascoltata fossero centri anche della parola celebrata costantemente.
Anche i frati dovevano contemplare e celebrare la parola di Dio, ma la parola da trasmettere è la parola da celebrare succintamente.
Egli, Domenico, profondo conoscitore della teologia della comunione, sa che tutto si può ordinare a un solo fine, ma il tutto può essere vissuto in modi diversi, in situazioni diverse, da persone diverse.
Le religiose contemplative domenicane devono predicare attraverso i frati (e poi le suore e i laici), devono agire per la diffusione della verità in tutto il mondo, ma stando ferme e seguendo con preghiere, sacrifici e testimonianza di fede le opere di altre persone della stessa famiglia.
Ci fu un momento, nella storia dell’Ordine, nel quale i monasteri si moltiplicarono talmente da essere troppi per poter essere assistiti e seguiti dai frati,
Sempre i monasteri furono, e rimangono, centri di santità e di spiritualità. Moltissime le contemplative proclamate sante e beate dalla Chiesa. Oggi la vita contemplativa italiana si muove; dà segni di ripresa in alcuni monasteri e in altri no. Ma esiste ed esisterà, perché ha un suo ruolo nella famiglia domenicana.

 I FRATI

In Italia l’Ordine domenicano, lungo i suoi otto secoli di storia, pur avendo subito soppressioni di vario genere e nonostante gli sconvolgimenti socio-politici e religiosi della storia d’Italia, ha avuto monache, frati, suore e fraternità laiche, che pur ridotti nel numero, costretti spesso a una vita e a un’attività quasi « catacombale », non si è mai estinto. Uomini e donne, veramente generosi, e sotto certi aspetti eroici, hanno sempre mantenuto vivo l’Ordine, pur nascondendosi a volte in case private; i frati, per conservare la loro fedeltà vocazionale, si videro costretti anche a indossare i vestiti dei sacerdoti secolari. Quando i tempi si fecero meno bui tornarono, se pur lentamente, a rifondare case e conventi. Mantennero e crearono quelle condizioni, anche se minime, di vita religiosa che permisero loro di consegnare alle nuove generazioni anzitutto l’ideale di san Domenico e poi le strutture per continuare il regolare cammino della loro vocazione religiosa.

Dagli anni ’30 di questo secolo, dopo il Concordato tra Stato e Chiesa, la ripresa e la riorganizzazione dell’Ordine in Italia hanno assunto nuovo vigore dovuto principalmente ad alcune iniziative dirette a formare adeguatamente domenicani nuovi. Un noviziato nazionale fu impiantato alla Quercia presso Viterbo. I frati studenti venivano inviati per la loro formazione religiosa e intellettuale negli istituti qualificati dell’Ordine a Roma, in Spagna, in Austria, in Svizzera e in Belgio. Così l’Italia ha potuto avere una schiera notevole di predicatori di fama nazionale, di professori e scrittori di alto livello nel campo della filosofia, della teologia, della storia, del diritto. I frati di san Domenico sono presenti, vivi e operanti nella Chiesa che è in Italia grazie all’opera di coloro che con amore e fedeltà hanno conservato, anche nel recente passato, l’ideale di san Domenico da trasmettere alle nuove generazioni.

 LE SUORE DOMENICANE

È impossibile assegnare una data precisa alla nascita di questo « ramo » della famiglia domenicana, il ramo più frondoso dell’albero di san Domenico. In Italia sarà soprattutto santa Caterina da Siena (1347-1380) a dare stimolo alla crescita e alla fisionomia tutta propria e originalissima di queste donne consacrate secondo lo spirito e la missione dell’Ordine dei Predicatori.
Esse non costituiscono un corpo monolitico, ma sono una costellazione di congregazioni diverse, con Costituzioni proprie e annessi direttori, nel grande ideale della predicazione del vangelo. Hanno finalità specifiche che coprono gli spazi più diversi in cui esercitare il proprio ruolo domenicano per vie e con mezzi disparati.
Ognuna di queste congregazioni ha una propria storia, un fondatore o una fondatrice; ma tutte nacquero come figlie di san Domenico e tali rimangono. Oggi in Italia vi sono ventiquattro congregazioni di suore domenicane, fondate nel nostro paese, alcune delle quali operanti anche all’estero. Sono presenti però sul nostro territorio suore di altre congregazioni fondate all’estero, con una rappresentanza di tredici congregazioni.
Le suore operano nel campo dell’educazione e formazione della gioventù soprattutto nella scuola: da quella materna alle scuole medie superiori, fino alle universitarie.
Collaborano nella pastorale della Chiesa in seno alle parrocchie: nella catechesi, nelle associazioni, nel campo della solidarietà umana e cristiana, nelle attività culturali.
Sono predicatrici del vangelo sia in forma autonoma che in stretta collaborazione con i Frati Domenicani nelle missioni al popolo.
Moltissime di loro vanno nelle missioni « ad gentes ». Il loro impegno missionario diffuso, vivace, ma discreto, supera oggi quello degli stessi frati.

 IL LAICATO DOMENICANO

Se il maestro generale dei Frati Predicatori Munio di Zamora già nel 1285 propose una regola ai laici che operavano con i frati o da soli nella scia dell’ideale di san Domenico, vuol dire che questo ramo della famiglia domenicana esisteva già prima. San Domenico quando andava alle dispute con gli albigesi era attorniato da donne e uomini che sostenevano e integravano le sue fatiche apostoliche.
Il famoso Terz’Ordine di San Domenico oggi è organizzato in fraternite laiche domenicane. In Italia se ne contano attualmente centocinquantasette. Da queste sono emersi e continuano a emergere uomini e donne che incidono nella vita culturale, sociale, politica e soprattutto religiosa del nostro paese. Tra i nomi più conosciuti Giorgio La Pira, Aldo Moro, Pier Giorgio Frassati, Bartolo Longo ecc.
Questi laici domenicani costituiscono la punta avanzata per la penetrazione in campi nuovi e in ambienti diversi della « predicazione » diretta del vangelo oppure indiretta, come animazione cristiana delle realtà temporali.
(Fr. Gaetano Cangiano O.P. in “William Hinnebusch, I Domenicani, EP, 1992”)

Nel sito www.op.org puoi trovare molte informazioni sulla vita e la diffusione della Famiglia di San Domenico.