Gv 20, 1-18 (Maria Maddalena)

Lunedì 1 agosto 2016 // Nuovo Testamento

Testo - Versione CEI 2008

Testo - Versione interconfessionale

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6 Messaggi del forum

  • Gv 20, 1-18 (Maria Maddalena) 10 dicembre 2011 10:39

    Era ancora buio quando Maddalena si reca al sepolcro a cercare il suo Signore.. i due discepoli che erano con lei, dopo aver visto la tomba vuota, se ne tornano a Gerusalemme, ma lei.. lei resta lì, a piangere, a forzare l’aurora con le sue lacrime e il giorno appare con tutta la sua luce: “Rabbunì”!

  • Gv 20, 1-18 (Maria Maddalena) 10 dicembre 2011 10:41

    A te la grazia fu data di vedere il tuo amore
    stare ad aspettarti Signore e Dio:
    i Suoi piedi profumasti ed avvolgesti
    nei tuoi capelli, gioia.
    Ti fu dato di trovare lo Sposo e di amare con tutto
    ciò che in sé racchiude la forza di fascino della donna,
    di divenir del Risorto la prima testimone
    e l’inno glorificante

    Maria Maddalena,

    Lili Jakovìdu-Patrìkiu(1900-1985)

  • Gv 20, 1-18 (Maria Maddalena) 10 dicembre 2011 10:43

    ..ma erano lacrime d’amore, naturalmente versate,
    che Ti accompagnarono alla Tua ultima dimora.
    Quando gli occhi piangenti vedesti della Maddalena
    la chiamasti (e Ti riconobbe): “Maria!”
    le lacrime hanno risorto il Tuo corpo.

    O Signore
    Panajotis Kanellòpulos (1902-1986)

  • Gv 20, 1-18 (Maria Maddalena) 10 dicembre 2011 10:53

    Fu nel mese di giugno che lo vidi per la prima volta.
    Camminava nel campo di grano quando passai con le ancelle, ed era solo.
    Il ritmo del suo passo era diverso da quello di ogni altro uomo, e non
    somigliava, il suo incedere, a nulla che avessi mai visto.
    Non è in quel modo che gli uomini misurano con i passi la terra. E ancora
    oggi non saprei dire se avanzasse rapido o lento.
    Le ancelle lo additarono e presero a bisbigliare timidamente tra loro.
    Fermai un istante i miei passi, e sollevai la mano in segno di saluto. Ma
    lui non si voltò, lui non mi rivolse lo sguardo. Lo odiai. Respinta in me
    stessa, così mi sentii, e fredda come se intorno a me infuriasse una
    tempesta di neve. Ero scossa da brividi.
    Quella notte lo vidi in sogno; mi dissero, dopo, che gridavo nel sonno e mi
    agitavo senza pace nel letto.
    Era il mese d’agosto quando lo rividi. Stava seduto all’ombra del cipresso,
    là nel giardino. Immobile quasi fosse scolpito nella pietra, come le statue
    di Antiochia e delle altre città del Settentrione.
    Il mio schiavo, l’egizio, venne da me e disse: "Quell’uomo è venuto di
    nuovo. E’ là, nel tuo giardino".
    Guardai, e fremette l’anima mia, perché lui era bello.
    Il suo corpo era saldo e le sue membra sembravano amarsi.
    Indossai allora abiti di Damasco e lasciai la casa per andare da lui.
    Fu la mia solitudine, o la sua fragranza, che mi vinse? Fu una fame dei miei
    occhi anelanti bellezza? O fu la sua bellezza a cercare la luce dei miei
    occhi?
    Ancor oggi, non saprei dirlo.
    Mossi verso di lui con i miei abiti profumati, e calzavo sandali dorati, i
    sandali che m’aveva donato il comandante romano, questi sandali che vedi. E
    quando l’ebbi di fronte gli dissi: "Buongiorno a te".
    E lui disse: "Buongiorno a te, Miriam".
    E mi guardò, e i suoi occhi notturni mi videro come nessun uomo mi aveva mai
    vista. D’improvviso fui come nuda, e ne ebbi vergogna.
    Eppure mi aveva solo detto: "Buongiorno a te".
    Gli dissi allora: "Non vuoi entrare nella mia casa?".
    E disse lui: "Non sono già nella tua casa?".
    Allora non capii cosa intendesse: oggi lo so.
    E io dissi: "Non vuoi dividere il pane e il vino con me?".
    E lui disse: "Sì, Miriam, ma non ora".
    Non ora, non ora, disse lui. E la voce del mare era nelle sue parole, e la
    voce del vento e degli alberi. E quando le pronunciò, la vita parlò alla
    morte.
    Perché, amico mio, io ero morta, sappilo. Ero una donna che aveva divorziato
    dall’anima. Vivevo separata da quest’essere che ora vedi. Appartenevo a
    tutti gli uomini, e a nessuno. Prostituta, mi chiamavano, e donna posseduta
    da sette demoni. Ero maledetta, ed ero invidiata.
    Ma quando i suoi occhi d’aurora guardarono i miei occhi, tutte le stelle
    della mia notte si dileguarono, e io divenni Miriam, solo Miriam, una donna
    ormai perduta alla terra che aveva conosciuto, e che si era ritrovata in un
    mondo diverso.
    E ancora e nuovamente gli dissi: "Vieni nella mia casa e dividi pane e vino
    con me".
    E lui: "Perché mi inviti a essere tuo ospite?".
    E io: "Ti prego vieni nella mia casa". Tutto quello che in me era zolla,
    tutto quello che in me era cielo, lo chiamava a gran voce.
    Lui allora mi guardò, e il meriggio dei suoi occhi era su di me, e disse:
    "Tu hai molti amanti, ma io solo ti amo. Gli altri, quando ti sono vicini,
    amano se stessi: io amo te in te stessa. Altri uomini vedono in te una
    bellezza che appassirà prima ancora dei loro anni. Ma io vedo in te una
    bellezza che non appassirà mai, e nell’autunno dei tuoi giorni questa
    bellezza non avrà paura di specchiarsi, e non conoscerà oltraggio.
    Solo io amo in te l’invisibile".
    Poi disse a voce bassa: " Va’ ora. Se questo cipresso è tuo e non vuoi che
    sieda alla sua ombra, andrò per la mia strada".
    E io gridai a lui e gli dissi: "Maestro, vieni nella mia casa. Ho per te
    incenso da bruciare, e una bacinella d’argento per i tuoi piedi. Tu sei un
    estraneo, ma non sei un estraneo. Ti supplico, vieni nella mia casa".
    Allora si alzò e mi guardò proprio come immagino che le stagioni dall’alto
    guardino verso il campo: sorrise. E ancora disse: "Tutti gli uomini ti amano
    per loro stessi. E’ per te che io ti amo".
    Poi se ne andò.
    Nessun altro uomo camminò mai come lui camminava. Era un soffio nato nel mio
    giardino, che alitava verso oriente? O una tempesta, che avrebbe squassato
    sin dalle fondamenta tutte le cose?
    Non lo sapevo, allora, ma quel giorno il tramonto dei suoi occhi uccise in
    me il drago, e divenni una donna, io divenni Miriam, Miriam di Mijdel.

    Gesù, figlio dell’uomo
    Kahlil Gibran

  • Gv 20, 1-18 (Maria Maddalena) 17 dicembre 2011 11:47, di sr. Luisa

    La Maddalena
    Lo Spirito s’è spostato ad un tratto
    mentre il corpo rimane al suo vecchio posto:
    per questo mi coglie un dolore
    e durerà finché il corpo non maturi
    e nello spirito trovi il suo cibo,
    non come ora la fame.
    E’ allora che duole l’amore
    settimane, mesi, anni,
    come radici d’albero secco
    la mia lingua, il palato,
    le labbra ormai prive di rossetto.
    La verità impiega molto tempo a scalzare l’errore
    e tuttavia la siccità del mondo
    non io la sento,
    ma Lui.
    Giovanni Paolo II

  • Gv 20, 1-18 (Maria Maddalena) 17 dicembre 2011 11:50, di sr. Luisa

    " (..)E poi l’augurio (di Giovanni Paolo II) che la comunità dei credenti, ma anche dei non credenti – partendo dall’atteggiamento di Cristo nei confronti delle donne, fatto di apertura, di rispetto, di accoglienza, di tenerezza – riconoscano l’importanza fondamentale dell’esperienza in Dio della donna.
    L’ha indicata Gesù stesso, che affidando a una donna, a Maria di Magdala, il suo messaggio più importante, quello della risurrezione, l’ha posta al centro del progetto di salvezza dell’umanità. Ha indicato nella sua intimità con il Cristo dell’amore e della speranza, della misericordia e della condivisione, dell’ascolto e donazione gratuita, la strada da percorrere per rimanere fedeli al messaggio evangelico, contro le tentazioni del potere e di una religione che si esaurisce nel culto e non diventa relazione amorosa nei confronti dell’altro, nutrita dalla sapienza del cuore e dalla carità dell’intelligenza."
    Mariapia Bonanate


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