Imelda citata da Papa Francesco

Giovedì 8 agosto 2013 // Imelda Lambertini

Scarano e la beata Imelda

di Monsignor Ernesto Vecchi, amministratore apostolico di Terni-Narni- Amelia

Bologna, 4 agosto 2013 - Papa francesco non finisce mai di stupire! Sull’aereo, per oltre un’ora, da grande comunicatore ha risposto alle domande dei giornalisti: lobby gay, scandali finanziari, Ior, Vatileaks. Non ha glissato nessuna domanda, in un confronto diretto e senza filtro da parte vaticana. Il Papa non ha preteso le domande in anticipo, ma ha preferito prendere di petto anche le questioni più delicate per chiarire alcune ambiguità e precisare l’obiettivo delle sue scelte. Di fatto, Papa Francesco ha posto un problema: il cristianesimo non può ridursi a utopia, che accarezza le illusioni di questo mondo.

LA pastorale deve essere profezia che pungola i poteri forti, spingendoli verso orizzonti più ampi, dove l’uomo ritrova se stesso nel mistero del Figlio di Dio. Pertanto, la profezia – quella vera – ha i piedi per terra e si fa «presenza» trasformante tra il «già» e il non «non ancora». È il proprium del cattolicesimo che nell’Eucaristia indica la sorgente della verità e dell’amore, dove l’accesso è garantito a tutti in un contesto di semplicità. Ai Vescovi dell’episcopato brasiliano, Papa Francesco lo ha ripetuto con molta forza: «Abbiamo disimparato la semplicità, importando dal di fuori anche una razionalità aliena dalla nostra gente. Senza la grammatica della semplicità, la Chiesa si priva delle condizioni che rendono possibile ‘pescare’ Dio nelle acque del suo mistero». In tale prospettiva, per noi bolognesi, assume un rilievo particolare la citazione fatta dal Papa nella conversazione coi giornalisti. Parlando della controtestimonianza presente anche in Vaticano, ha detto testualmente: «Noi abbiamo questo monsignore in galera (Scarano): non è certamente andato in galera perché assomigliava alla Beata Imelda!». Imelda Lambertini – la stessa famiglia di Papa Benedetto XIV – è una figura emblematica, proprio in ordine ad una fede semplice e pulita. Essa è inserita nel catalogo dei Santi bolognesi. Fu accolta giovanissima fra le Domenicane nel Monastero di Valdipietra (oggi dei Cappuccini). Morì il 12 maggio 1333, dopo aver ricevuto miracolosamente la Comunione eucaristica. Il suo corpo è custodito nella chiesa di San Sigismondo. Poco importa se nelle varie traversie e spostamenti le sue ossa sono state composte confondendole con altre. Ciò che conta è che la sua testimonianza si è diffusa in tutto il mondo – Argentina, Perù, Filippine, Germania. Noi bolognesi, invece l’abbiamo relegata in un cantoncino, in nome di una ‘razionalità aliena dalla nostra gente’. Chiediamo alle Suore Imeldine di aiutarci a ritrovare l’amore semplice per l’Eucaristia, quella Messa che la Beata Imelda e Santa Clelia hanno vissuto come fonte e culmine di ogni energia spirituale e umana.

*Ernesto Vecchi Amministratore Apostolico di Terni- Narni- Amelia