SCINTILLE NELLE MANI DI DIO

Sabato 31 gennaio 2015 // La porta

Pochi di noi conoscono il martirio di Sr. Imelda Serebrenikova, giovane monaca domenicana morta in Russia verso l’anno 1930. Portava il nome religioso della beata Imelda Lambertini. Di lei si hanno notizie da recenti ricerche storiche, rese possibili dopo la fine del regime comunista in Russia. Imelda Serebrenikova faceva parte di un monastero cattolico di Mosca, la cui fondatrice era Sr. Caterina Abrikosova, terziaria domenicana di rito orientale. Di quella comunità fu scritto: “Le Monache Domenicane di Madre Caterina ci appaiono come una meteora che ha attraversato il cielo cupo della Russia comunista. Quasi l’esplosione di un fuoco d’artificio i cui minuscoli frammenti via via vanno spegnendosi in una iridescenza di colori che a noi, nell’incanto della visione, suscita stupore e tocca il cuore. Alla fine di quest’immane, sovrumana lotta, esse hanno vinto la loro battaglia secondo la logica di Cristo, che è quella di vincere soccombendo!”. La repressione comunista aveva avuto inizio all’indomani della presa del potere da parte di Lenin e dei bolscevichi (1917). Più tardi il governo russo di Stalin aveva concesso margini di libertà alla Chiesa ortodossa, ma nessuna libertà al cattolicesimo che veniva assimilato all’occidente. Le Monache si guadagnavano da vivere come potevano, chi insegnando, chi facendo pulizie, chi eseguendo lavori di cucito. Nel novembre 1923 venne arrestata la Fondatrice con nove delle sue Monache, con l’accusa di propaganda antisovietica e di spionaggio a favore del Vaticano. Quattro delle arrestate furono condannate a dieci anni di carcere. Tra queste Sr. Imelda alla quale, come risulta dai verbali del processo, venne chiesto: “Se i tuoi capi spirituali ti ordinano di fare qualcosa, ad esempio di sparare a qualcuno o cose del genere, secondo le vostre regole sei tenuta ad obbedire senza esitazione?”. Risposta dell’imputata: “Non potrebbero mai darmi un ordine del genere, completamente estraneo al nostro tipo di vita… Non so nemmeno immaginare che possano essere dati ordini del genere”. In carcere la preghiera era per le Suore l’unico mezzo per conservare il proprio equilibrio interiore. Dopo un periodo transitorio in cui erano state rinchiuse insieme in un camerone con altre detenute, dovettero partire per luoghi diversi dove sarebbe stata scontata la pena. Sr. Imelda, assieme alla consorella Tamara, fu inviata nel lager delle isole Solovki, da dove non tornò più.