NON AVEVANO UNA CASA

Sabato 28 febbraio 2015 // La porta

Sorella Romi, una infermiera di Campo Grande in Brasile, era pastora nella tradizione pentecostale. Una domenica sera, nel quartiere in cui viveva Romi, tutta sola nella sua baracca, una ragazza indigena di sedici anni aveva dato alla luce un bimbo. Fu trovata stesa sul pavimento che perdeva sangue. Sorella Romi la portò all’ospedale. Furono fatte delle ricerche – dov’era la famiglia di Semei? La trovarono, ma i famigliari non vollero curarsene. Semei e il suo bambino non avevano una casa dove andare. Sorella Romi li prese nella sua modesta casa. Lei non conosceva Semei, e i pregiudizi contro gli indigeni sono molto radicati a Campo Grande. Semei continuava ad avere problemi di salute, ma la grande generosità di Sorella Romi ispirò altra generosità da parte dei vicini. Un’altra neo-mamma, una cattolica chiamata Veronica, allattò il bambino di Semei, poiché lei non era in grado di farlo. Semei chiamò il suo bambino Luca Natanaele e, nel tempo, essi furono in grado di lasciare la città e andare in una fattoria, ma lei non dimenticò la gentilezza di sorella Romi e dei suoi vicini. (dal fascicolo della settimana ecumenica 2015)