VANGELO SECONDO MATTEO (2, 13-23)

Giovedì 9 novembre 2017 // Nuovo Testamento

LA FUGA IN EGITTO

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Beato Angelico, Armadio degli argenti – Fuga in Egitto, Museo San Marco, Firenze

VANGELO SECONDO MATTEO (2, 13-23)

Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall’Egitto ho chiamato mio figlio. Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremia: Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più. Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

MEDITIAMO INSIEME

Giuseppe è il padre legale di Gesù, il custode del mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio. Dio affida a Giuseppe la Madre e il Bambino, che lui ha accompagnato fino all’adolescenza o alla giovinezza. Giuseppe compie con impegno quanto gli viene chiesto dalle circostanze, talvolta anche in modo straordinario. Quella che chiamiamo “Sacra Famiglia” ha sperimentato l’insicurezza e la povertà dei profughi, la paura dei perseguitati, la fatica di un ambiente umile e povero. La Famiglia di Nazaret rimane un modello per tutte le famiglie, accogliendo una vocazione che viene da Dio attraverso circostanze, ispirazioni, impegno.