VANGELO SECONDO MARCO (12, 13-17)

Sabato 27 gennaio 2018 // Nuovo Testamento

VANGELO SECONDO MARCO (12, 13-17)

JPEG - 153.3 Kb

IL TRIBUTO A CESARE

Mandarono da lui alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». E rimasero ammirati di lui.

MEDITIAMO INSIEME

Gesù conosce l’ipocrisia degli uomini che lo avvicinano per fargli una domanda-tranello. Essi avevano detto il vero che Gesù insegnava la via di Dio secondo verità, ma non gli credevano. Per loro ebrei pagare le tasse allo Stato romano era cosa ingiusta, ma il non pagarle era pericoloso. Gesù risponde con una sentenza che è diventata famosa lungo i secoli: “Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio”. Deve essere rispettato sia il vivere sociale, che viene da Dio Creatore, sia il vivere liberamente la propria fede anche nelle sue manifestazioni esterne.